venerdì 4 marzo 2011

L’unità, fare corpo (parte III)

Ecco la terza parte di L'unità, fare corpo, saggio comparso sul catalogo della mostra Volti della guerra. Le idee, gli uomini, la posa curata dalla Civica Raccolta d'Arte di Medole (MN). La prima parte è qui. La seconda è qui.


Identità, simbolo

Quando osserviamo i ritratti raccolti in Volti della guerra. Le idee, gli uomini, la posa stiamo di fronte a dei disegni di visi realizzati per testimoniare, cioè conservare e tramandare. I ritratti, il fatto che ora stiano alla mercé dei nostri sguardi, che siano sopravvissuti per essere fisicamente sottoposti ai nostri occhi, sono testimoni del valore dei loro soggetti, del merito, da essi conseguito, che si garantisse la loro memoria. Sono il ricordo della loro identità. Quella di uomini che hanno partecipato a conseguire l’unità, che hanno creduto nel valore morale che essa costituiva e combattuto per tale valore. La leggerezza delle loro espressioni contrasta con il peso dell’impegno cui hanno partecipato, di cui sono simboli. Una pesantezza che è quella viscosa della Storia, delle storie, viene a noi tralasciando il proprio peso, sollevandosi leggera e fiera, uno sguardo collettivo che diventa già il nostro mentre lo subiamo, l’unità degli sguardi ritratti verso il futuro. Futuro di cui si va fieri perché è il proprio, quello desiderato: proietta una linea luminosa che squarcia il tempo pesante, quello delle storie frammentate e contrastanti, quello della fatica e ne costituisce uno nuovo, la Storia, il simbolo. In quei volti c’è la leggerezza del simbolo e c’è l’identità col simbolo, quegli sguardi diventano i nostri, noi riconosciamo quei volti e quelle pose, ci riconosciamo. E nel diventare identici a loro, ci facciamo simboli della loro Storia, ce ne appropriamo riconoscendoci in essa e diciamo “questa è la nostra Storia”. Di questa identità che vuole riassumere l’Unità[i] i ritratti, che sono corpi ricreati, si sono fatti metafora.[ii] E su di essi, sui corpi fattisi immagini – e così immortali e per sempre in grado di venire – sono i nostri corpi a recarsi, a portare lo sguardo e la propria identità. Quella leggerezza diventa desiderio per i nostri corpi, la promessa di elevazione dalla nostra pesantezza, una promessa che è quella dell’eroismo. Gli eroi sono leggeri.


[i] Per la prima volta mi riferisco specificamente ed esclusivamente all’Unità d’Italia e per questo accolgo l’iniziale maiuscola e la referenza simbolica che essa assume per la storiografia.
[ii] Sul costituirsi in immagine del corpo e sul suo sfruttamento in chiave simbolica cfr. G. Solla, L’inerme, l’anarchia della vita in R. Panattoni e G. Solla (a cura di), Teologia politica 2 - Anarchia, Marietti, Genova-Milano 2006.

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